Prius

PRIUS

Una delle sfide di ERIFO è di contribuire al passaggio dalla “precarietà” alla “flessibilità”, realizzato grazie alla legge n.125 dedicata alle azioni positive.

PRIUS è un progetto finanziato dal Comitato Nazionale per l’uguaglianza tra lavoratori maschi e femmine, che coinvolgeva 8 attori tra i quali c’era ERIFO.

 

Il capofila era il Centro Italiano Femminile Nazionale (CIF), gli altri partecipanti erano:

- il sindacato ALAI-CISL
- il comune di  Livorno
- l’associazione Ippogrifo
- l’ Università di Firenze – dipartimento di psicologia.  

La ragione di questo progetto risiedeva nella voglia, a livello nazionale, di reti di protezione sociale per lavoratori atipici, una condizione che sottolinea la percezione di precarietà. È assolutamente necessario creare nuove reti di sicurezza sociale in grado di salvaguardare il lavoro fisso e flessibile, iniziando a concepire e a dare sostanza alle politiche attive volte alla prevenzione della “sclerosi” di un fenomeno che, se trascurato,  potrebbe produrre conseguenze catastrofiche a livello nazionale nel breve periodo.

 “PRIUS – from precariousness to flexecurity” si muoveva all’interno di questo contesto e il suo obiettivo principale era la promozione di azioni positive indirizzate alle donne lavoratrici atipiche che vivevano nella provincia di Livorno. Questo intervento mirava a incoraggiare la flessibilità delle donne attraverso interventi di sviluppo sociale proiettati a migliorare le loro condizioni di vita personale e professionale.

Il progetto, analizzando le buone prassi internazionali, identificava la domanda di donne lavoratrici atipiche e, soprattutto, i diritti disattesi e le protezioni lavorative – e testava nell’area di Livorno, attraverso il concerto territoriale, la possibilità di rendere il lavoro flessibile un’opportunità di crescita professionale e una modalità di lavoro integrata nel sistema di diritti e protezione del lavoro.

La strategia seguita consisteva nella creazione di una rete connessa alla società civile, alle imprese, ai sindacati, all’autorità pubbliche e agli attori locali. Essa garantiva, attraverso la sottoscrizione di un “patto di solidarietà”, la promozione della qualità di vita professionale e personale di donne lavoratrici atipiche nella provincia di Livorno, da un punto di vista “flexecurity” (flessibilità + sicurezza).  

Il progetto, durato 13 mesi, passava attraverso la formalizzazione di un impegno – il patto di solidarietà – firmato da tutti gli stakeholders locali (Provincia di Livorno, Regione Toscana, responsabili dei fondi sulla formazione, i responsabili dei più importanti istituti di credito, associazioni di imprese, sindacati e associazioni di commercio, organizzazioni del terzo settore, imprenditori, donne con lavori atipici che vivono a Livorno) – consistente nell’implementazione di azioni volte a migliorare la vita e le qualità professionali di donne lavoratrici atipiche.

 Di seguito si riportano gli obiettivi delle azioni di tale sistema:

1. garantire il meccanismo in grado di promuovere la formazione continua di lavoratori atipici, specialmente donne (vouchers individuali ad esempio),

2. modalità di certificazione innovative del percorso professionale atipico in termini di competenze acquisite.

3. modalità innovative per garantire “sicurezza” alla relazione di lavoro flessibile.

4. stabilire un fondo di garanzia a supporto dell’accesso al credito di donne lavoratrici atipiche.

5. modalità per garantire un reddito sociale a titolo di contratto.

6. risoluzioni su assicurazioni e pensioni supplementari perla realtà degli atipici.

E.RI.FO.

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